Il caso “Natta” ha acceso nella bergamasca i riflettori sul problema dei corsi di recupero.
L’incomprensione tra la dirigenza dell’Ufficio Scolastico Provinciale e Paolo Bianchi, preside dell’ITIS, sta alla base della protesta dei genitori.
I corsi che, a regola, dovevano tenersi in contemporanea con la maturità sono slittati a fine agosto inizio settembre.
Il preside ha così motivato la decisione:
“Il cambiamento è dovuto al fatto che abbiamo atteso le indicazioni del nuovo ministro e il pronunciamento del Consiglio di Stato sul ricorso dei Cobas, gli scrutini sono iniziati in ritardo e di conseguenza i corsi sono slittati”.
Ciò che emerge da questa situazione è che, aldilà di ogni responsabilità, ci troviamo di fronte al solito pasticci o italiano, o meglio al solito pasticcio burocratico.
Tutti parlano, vanno e vengono ministri, tutti prendono posizione e il risultato è che nessuno capisce niente.
La mancanza di una linea intransigente e forte è alla base di tutti i problemi della scuola pubblica.
La troppa superficialità e la troppa lentezza con la quale il “sistema scuola” prende e applica decisioni risulta essere la ruota difettosa del carro.
Chi si trova penalizzato è, ancora una volta, lo studente e il genitore.
Lotta Studentesca ha sempre lottato per una scuola che sia meritocratica, di conseguenza non può non appoggiare i così detti corsi di recupero (che non sono altro che “il rimandato a settembre” dei decenni passati).
Se una persona non si impegna o non riesce in determinate materie è giusto che sia rimandata e che, di conseguenza, debba recuperare le materie insufficienti.
Se le materie sono tante e il recupero non avviene è giusta la bocciatura dello studente in questione.
Lotta Studentesca attacca, però, la realizzazione pratica di questi corsi di recupero.
Un conto è dire ci vuole meritocrazia e, di conseguenza, organizziamo i corsi durante i pomeriggi del primo mese di scuola (dove i ragazzi si devono veramente impegnare per seguire i corsi e le lezioni normali); un altro conto è prolungare per tutti i ragazzi aventi un debito la scuola o anticipare la data di riapertura.
Queste misure spiazzano totalmente le famiglie che, approfittando dei minori costi di settembre e giugno, si recano a godersi le meritate vacanze di un anno di fatiche.
La scuola, inoltre, deve essere sì un impegno serio e costante per gli studenti; ma un ragazzo non deve vivere solo di scuola.
La scuola finisce il 10 di giugno e inizia il 10 di settembre. In questi tre mesi la scuola non deve interferire.
Svolgere i corsi durante questi tre mesi, oltre a condizionare le vacanze delle famiglie, impedisce ai ragazzi di trovarsi un lavoretto estivo, di dedicarsi ai propri hobby e di godersi quella stupenda giovinezza che nella vita non torna più!
Concludo sottolineando il fatto che: la scuola deve essere si meritocratica, ma non solo per gli alunni!
La serietà, l’impegno e la chiarezza devono essere qualità presenti in tutti i lavoratori del “settore scuola”; si possono pretendere sforzi dai ragazzi, solo se essi hanno come controparte lo stesso impegno di professori, dirigenti e bidelli.
Nicolò
Responsabile Provinciale
Lotta Studentesca