CONTRO DI LORO, NESSUNA RESA!

I terribili fatti di Lione potrebbero essere il tentativo di creare una nuova guerra civile.
Tutto inizia quando, giovedì 12 febbraio, le attiviste del Collettivo Nemesis effettuano un flash mob davanti alla facoltà locale di Scienze Politiche per contestare la presenza della parlamentare franco-palestinese Rina Hassan (esponente di La France Insoumise).
Quello che inizialmente sembrava essere solo qualche momento di tensione si è trasformato in uno scontro vero e proprio tra i ragazzi che prestavano servizio d’ordine per le militanti del collettivo e i membri dei gruppi antifa.
Un patriota di 23 anni, Quentin Deranque, viene colpito da più persone per poi essere trasportato all’ospedale Édouard-Herriot, dove morirà a causa di un’emorragia cerebrale.
Le indagini hanno portato a 11 arresti, tra cui anche Jacques-Élie Favrot, assistente parlamentare del deputato Raphaël Arnault (La France Insoumise).
Ci sarebbe molto da commentare, ma per il momento è meglio fare analisi politiche piuttosto che lasciarsi andare a esternazioni dettate dall’istinto.
Quello che è successo è un fatto estremamente grave, che rischia di riportare l’Europa in uno scenario simile a quello degli anni ’70.
Un ragazzo ha versato il suo sangue per un ideale, per non aver fatto un passo indietro; di fronte a una situazione in cui sarebbe stato logico girare le spalle e andarsene… Quentin ha agito diversamente: non ha difeso solo la sua posizione, bensì ha fatto una scelta di vita, ed è proprio quest’ultima che gli è stata sottratta.
Un giovane è morto per mano di una fazione politica che tutti conoscono: quella dell’antifascismo militante, lo stesso che, secondo molti, sta cercando di distruggere le speranze dei popoli europei.
Dobbiamo essere consapevoli che quanto accaduto in Francia potrebbe succedere anche in Italia, poiché l’antifascismo oggi è “legittimato” grazie a una piovra che muove diversi tentacoli: dal giornalismo alla politica, dai salotti agli uffici, dai tribunali alle cattedre. L’obiettivo è quello di zittire politicamente e fisicamente le voci libere, iniziando con la calunnia e la diffamazione, per poi arrivare alla galera o alle dipartite.
I 3.000 camerati che hanno sfilato a Lione rappresentano il messaggio più forte che si possa dare in un momento simile: “Questo è il nostro tempo!”
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